Società, aziende, diritti: un intreccio complicato!


1 Maggio 2024
di Silvia Manduchi*

Detto, fatto, neanche il tempo di pensarci, la settimana scorsa parlavo delle cose che mi fanno arrabbiare, del purpose, del senso di iniquità in contesti prettamente maschili, dei conflitti sociali tra generazioni, vi ricordate? E adesso eccomi qui, pallida, di fronte alla questione Aborto: “Associazione in Valle D’Aosta denuncia: ‘Donne costrette ad ascoltare il battito fetale’. L’Ausl: ‘Nessun riscontro’”e la risposta della Ministra Roccella ”prassi medica sbagliata”. Analizzo la questione, la analizzo e la rianalizzo, provo davvero a comprendere che cosa sia successo. Poi mi viene in mente che stasera con l’associazione teniamo il corso di teatro e provo a vedere questo conflitto del dialogo pubblico alla stregua dei conflitti che portano in scena i miei corsisti. Tutto assume un altro significato!

Anch’io sono parte di questa scena, la questione parla direttamente al mio genere e ai diritti e libertà acquisite dalla generazione prima della mia, in particolare nel 1978. È un’arma a doppio taglio questa questione antiabortista, lo ha dimostrato Trump in America la cui unica certa sconfitta è data dai sondaggi nel caso in cui cavalcasse l’onda antiabortista, apparentemente molte donne gli girerebbero le spalle. Non stento a crederlo! 

Il weekend ho intavolato dibattiti familiari, cercando di esporre il mio livello di preoccupazione e mi sono sentita rispondere da tutti che “non è in discussione l’aborto in Italia”. Non mi è chiaro se abbiamo di fronte a noi lo stesso film, se quella ricevuta dai miei interlocutori è una dichiarazione d’intenti o se la mia è solo paura.

E forse è una domanda stupida, però permettetemi l’ardore, ma se l’aborto non è in discussione, allora perché se ne discute?

Torniamo al 1978. I Radicali italiani hanno originato la presa di coscienza collettiva nel 1975 autodenunciandosi per pratiche di aborto illegali, questo movimento poi diede luogo alla campagna referendaria antiproibizionista. La legge nasceva con l’obiettivo di evitare gli aborti clandestini. Tracce di memoria occultate, protette, ricordate nelle coscienze private, talvolta inibite, offuscate. Oggi gli aborti sono 63,653 (dato del 2021) contro i 100.000 casi clandestini nel 1978. 

Da tempo si discute per una modifica della legge del 1978 per ridurre i 7 giorni di “ripensamento” e regolare le zone grigie tra cui l’elevato tasso di obiettori di coscienza. Gli obiettori in alcune regioni arrivano all’80%, il che farebbe pensare che si tratti anche di un fenomeno regionale e culturale. 

Nel sito del Ministero della Salute inoltre, sotto la foto di una donna triste che guarda fuori dal finestrino del treno (ben diversa immagine dei canti che ho visto avvenire sotto la Tour Eiffel all’approvazione del IGV in Costituzione) leggo: “Obiettivo primario della legge è la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto attraverso la rete dei consultori familiari, un obiettivo che si intende perseguire nell’ambito delle politiche di tutela della salute delle donne.” Leggo in questo sito che c’è un’iniziativa che parla di “safe and accessible abortion” in tutta l’Europa. La Francia ha scritto in Costituzione: “la legge determina le condizioni nelle quali si esercita la libertà garantita alle donne di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza”. 

Dunque, la sfida è un aborto sicuro e accessibile, la scelta libera “my body my choice”, OPPURE prevenire l’aborto OPPURE entrambe le cose? È possibile che sia e uno e l’altro OPPURE gli obiettivi vanno in conflitto OPPURE non è importante? 

Ho qualche domanda a cui vorrei davvero una risposta nel dibattito pubblico:

  1. Quali erano e quali sono gli obiettivi dietro alla legge 1978 e come sono cambiati oggi?
  2. È o non è una velata minaccia al diritto all’aborto favorire l’inserimento dei movimenti pro-vita nei consultori? E perché non lo fosse che cosa dovrebbe accadere? In che cosa si sentono minacciate le donne, anche quelle che difendono i loro diritti? Chi sono gli interlocutori che le donne vogliono incontrare nei consultori? Esperti, neutri e non opinionated sulla questione oppure qualcuno che le aiuti a compiere la loro scelta portando punti di vista circa la scelta stessa? Cos’è davvero in dubbio qui? 

Ora quindi mi torna di più il motivo per cui se ne sta discutendo, forse c’è davvero qualcosa di cui dovremmo discutere.

Abbiamo differenti strade che ci si pongono di fronte:

  1. Quella americana “il bello e il cattivo tempo”: divieto in alcuni stati ma contemporanea paura a cavalcare politicamente l’onda antiabortista politicamente
  2. Quella francese “è in atto la rivoluzione IGV”: riconoscimento del IGV come diritto costituzionale con spinta a far riconoscere tale diritto a livello europeo
  3. Quella della Polonia “il gambero con l’acqua fredda”: dove nel 2024 a seguito di un cambiamento di rotta politica e è stato proposto il reinserimento dell’aborto fino a 12 settimane e quindi una modifica dello status quo

Oggi non parlo di Venture Capital. Perché forse reputo che sia di secondaria importanza farlo di fronte ad una notizia di questo tipo, (prima di atteggiarci a startupper siamo cittadini) però mi spiace per avervi posto in inganno con il mio titolo. 

Se volete un breve sunto della mia idea iniziale di articolo era la seguente: le startup cercano uno spazio di mercato e questo spazio di mercato si modifica anche con le tendenze vissute dalla società. Ad esempio credo oggi funzionino bene cliniche di fecondazione assistita e di migrazione all’estero per l’ottenimento della stessa. Così come non appena divenne possibile sono schizzati verso l’alto le vendite dei prodotti CBD. Tutti questi fenomeni privati cavalcano le opportunità derivanti da una difficoltà di cambiamento delle policy a livello pubblico e sono fenomeni da osservare, ma attenzione perché di fronte ad uno scenario sistemico ballerino, è difficile fare grandi previsioni e occorrerebbe ragionare in maniera più a lungo termine possibile per rispondere al bisogno sottostante, affinché non si sia posti di fronte al tentativo successivo da parte anche dei decision maker (che non hanno percepito l’urgenza del cambiamento sottostante) di ridurre i fenomeni in questione, è necessaria anche ad alcuni livelli un’alleanza pubblico-privata. In Italia manca ad esempio, come c’è invece in Francia, un ente digitale diffuso che si occupi delle prenotazioni mediche anche in regime sanitario nazionale, in Francia si chiama Doctolib e funziona molto bene e credo che se qui ci fosse aiuterebbe di molto la diffusione dell’informazione circa quali professionisti sono disponibili e con quali competenze.

Se chiunque al Ministero della Salute volesse fare il test di ragionare come una startup, prima di dichiarare gli obiettivi nel suo sito web, consiglierei di fare un sondaggio alle utenti dei consultori e agli obiettori di coscienza, che mi sembrano essere le due parti realmente in conflitto di questa triste storia, in quanto la comunicazione è sempre solo una parte del sottostante. 

Vado infine anche sulla pagina dedicata del sito della sanità pubblica francese dove in modo molto pratico si trovano tutte le modalità con le quali richiedere la IGV, le strutture che la praticano e i doveri degli obiettori di coscienza con risposte a domande come “che fare se mi rifiutano un IGV?”.

Forse il motivo per cui ci attiva molto a tutti quanti i livelli di questa questione, è che è un tema che tocca tutte come scelta individuale indipendentemente dalle visioni politiche e quindi, mobilita. E forse il femminismo che auguravo a tutti nel mio precedente articolo, da integrare nelle proprie vite, ecco che qui inizia finalmente a respirare. Ma oltre a discuterne, bisogna anche iniziare a risolvere le questioni una ad una. 

La prossima settimana, non pubblicherò nessun articolo e poi tornerò più startup di prima.

*Scaleup consultant, esperta di venture capital, innovazione e leadership 

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