Jacopo Piana, CEO Quick Algorithm: “Una startup è come una maratona infinita, ma ti permette di avere un impatto positivo”


5 Giugno 2024
di Alessandra Irene Rancati

Gestire una startup e portarla al successo è come “correre una maratona che si ripete ogni sei mesi”, quando bisogna affrontare problemi finanziari, di mercato “ma anche ‘luxury problems’: hai ricevuto un finanziamento ma hai l’impegno di raddoppiare le revenues o assumere 100 persone”. A svelare il lato nascosto del mondo delle startup è Jacopo Piana, fondatore e CEO di Quick Algorithm, startup deeptech che aiuta le aziende industriali a migliorare efficienza energetica e produttività monitorando e analizzando i dati provenienti da macchinari, edifici e infrastrutture attraverso sensori IoT e Intelligenza Artificiale. 

Classe 1986, Jacopo Piana vanta un percorso formativo di altissimo livello. Si è specializzato nell’analisi dei dati in ambito finanziario e in Intelligenza Artificiale, formandosi in prestigiose università italiane ed estere, fra cui l’Università Bocconi e l’Università di Ginevra. Piana è anche Professore a contratto in Metodi Quantitativi presso la stessa Università di Ginevra. Oggi, Piana presidia personalmente le attività necessarie a sostenere la crescita dell’azienda, incluso lo sviluppo dell’intelligenza artificiale alla base delle soluzioni proposte da Quick Algorithm. Il suo obiettivo è giustamente ambizioso: posizionare la società in un ruolo di leadership nell’ambito della tecnologia dei dati e aiutare le aziende di tutto il mondo a beneficiare del suo potenziale. 

Esploriamo la parte sommersa dell'iceberg: dall'idea, alla start up ben avviata, quanto lavoro serve?

Ci sono tante complessità da gestire per creare qualcosa di nuovo: tecniche, commerciali, di mercato. Start up è una modalità di lavorare, non è tanto fare qualcosa di nuovo. Sicuramente vi è innovazione di processo, di prodotto e commerciale, ma sempre in condizioni di grande incertezza. La falsa credenza è che sia tutto divertimento e lo noto spesso quando le aziende più grandi incontrano le startup. Pensano siano realtà gioconde, invece richiedono uno sforzo immane che include anche tanta ansia e continue difficoltà da superare. Spesso il nostro lavoro viene interpretato come uno sforzo di breve periodo, ma non lo è. Siamo associati ai velocisti che corrono i 100 metri, in realtà siamo dei maratoneti che ogni sei mesi devono sfondare il muro dei 30 chilometri.

Con il tuo curriculum, dopo l’università, in breve tempo avresti potuto raggiungere posizioni apicali in molte aziende. Perché prenderti il rischio di fondare una startup?

Appartengo a quella categoria di persone a cui non piacciono le scelte facili. Ho sempre scelto strade poco battute. La ricerca scientifica e l’analisi dei dati mi hanno sempre affascinato. Dopo quasi cinque anni di dottorato tra Londra e gli Stati Uniti, ho cominciato a desiderare qualcosa di diverso e sono perciò uscito dall’ambiente accademico per dedicarmi all’applicazione degli algoritmi finanziari in ambito industriale, perchè così avrebbero avuto un impatto più significativo. L’intelligenza artificiale porterà la quinta rivoluzione industriale, dando l’avvio a trasformazioni radicali dal punto di vista industriale e produttivo.  

Però per far crescere una start up non bastano le competenze tecniche…

Vero. Le competenze tecniche legate all’idea di business non sono sufficienti. Centrale è il funding. In geografie come la California è diverso rispetto all’Italia, per molti aspetti è più semplice. Dipende anche dalla fase in cui si trova l’azienda. All’inizio il seed viene fatto da angel investors che investono sull’idea e credono nel team dei fondatori, poi, man mano che l’azienda si consolida diventano più importanti il piano strategico e i KPI. 

Esattamente, cosa fa Quick Algorithm?

Il nostro obiettivo è aiutare le aziende a diventare più data driven, che vuol dire utilizzare i dati al meglio per essere più efficienti dal punto di vista energetico e produttivo. Abbiamo creato una soluzione tecnologica, chiamata Scops.ai, che permette di fare un check-up di salute dei macchinari e degli impianti industriali. Consideriamo che ogni anno, le aziende perdono il 10% in media del loro fatturato per fermi di produzione, ovvero 26 ore al mese di fermo produttivo perché qualche macchina si guasta. Una enormità, che toglie risorse a cascata su progetti di sviluppo, posti di lavoro e, in generale, opportunità di crescita.

Foto per gentile concessione di Quick Algorithm

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