Cambio di paradigma per una cultura dell’equità e dell’inclusione


21 Maggio 2024
di Silvia Manduchi*

Ho finalmente capito come mai il mondo del venture capital mi attrae e mi respinge allo stesso tempo. Mi trovavo ad un bellissimo evento dove c’era, a spanne, l’85% di uomini, quando ad un certo punto decido di raggiungere una persona con un ruolo di tutto rispetto per fargli notare che era inaccettabile quanto poco diversa fosse la sua organizzazione, in termini di rappresentanza di genere. La risposta è stata la seguente: è  una questione complessa, ci abbiamo provato e il mio team è in situazione di parità, ma purtroppo non ci sono donne nel settore! Non so perchè ma ha voluto sapere che lavoro facessi. Gli serviva forse un’altra donna? Insomma, usual Silvia, direbbero i miei amici. Nella platea c’era la mia amica F. la stessa che una settimana prima mi aveva portato ad un evento solo al femminile, dove certo ho respirato un’altra aria, ma si trattava ancora di un'aria minacciosa e carica di nuvoloni all’orizzonte, proprio come la pioggia di questi giorni. 

F. ha uno sguardo sempre sull’attenti, quello sguardo lo conosco molto bene perchè per tanti anni l’ho avuto anch’io. Il problema del femminile in ambienti prettamente maschili è che finisci con l’allearti con gli unici con cui puoi farlo perché detengono il potere, i maschi, oppure scompari. Quando non te l’aspetti inizia a diventare normale essere sempre circondata da uomini con il costante dubbio di diventare una specie di trofeo, “quella brava” (che poi è solo un’altra versione di “quella bella”). F. è quella brava e oserei dire anche quella più brava. Sono sempre più convinta che di tutta questa bravura al servizio altrui ce ne facciamo gran poco se poi pesa sul nostro stato emotivo. 

Essere brave non basta, occorre avere anche un certo livello di potere e F. finalmente l’ha raggiunto e io sono fiera di lei. Forse tra un po’ potrà anche abbandonare il suo sguardo preoccupato. Lo spero. Cosa le manca per poterlo fare? Il problema femminile in una cultura come quella italiana schiacciata dal paternalismo (che sbuca fuori da dove meno te l’aspetti) è la mancanza di respiro che genera. Il problema quindi non è di F., il problema è di tutti. 

Il contrario dello sguardo di F. è lo sguardo di un’altra amica, D., che ha invece ormai accettato, non so ancora se con gioia o con sottomissione, l’essere al di sotto di qualche cosa, l’avere una spiegazione interiore che non si può esprimere. Sembra felice nel suo trespolo, silenziosa. In entrambi i casi, mi sembra di percepire un atteggiamento d’attesa. 

La mia consolazione arriva pensando ad un momento conviviale, durante il compleanno di Clement, il fidanzato di Anne, la mia amica di Parigi. Mi trovavo a casa loro, nel 20ème arrondissement e Anne aveva preparato delle tartine. Vicino a me sedeva un ragazzo francese che raccontava cose divertenti, raccontava come nella Senna si pescassero non tanto i pesci quanto le biciclette e tutte le altre cose che giacciono nel fondo del fiume attraverso l’uso di grossi magneti. Alla fine del racconto si è poi girato verso di me e mi ha chiesto dell’Italia. Ovviamente, la mia risposta non poteva che essere sempre e solo la stessa: che l’Italia è un luogo difficile per il femminile. E lui, come molte altre persone con cui mi sono confrontata in Francia, mi ha subito compresa dicendomi “le machisme est très grave en Italie”. 

Lo sanno tutti insomma. Tutti, tranne gli italiani. E io conto i giorni in cui, finalmente, metterò di nuovo piede in un luogo dove la gente a certe cose ci arriva senza troppa fatica. Credo avverrà quando atterrerò a Charles de Gaulle tra un mese.

Per il resto, pesco con il mio grande magnete tutto questo ammasso di cose che se ne sta sotto al fiume e tiro fuori i tesori da mostrare ai miei vicini, una bici per correre più veloce e lontano da chi ti vuole costruire una cornice che non ha la tua forma, una grande forbice per recidere i pregiudizi, degli occhiali per allargare lo sguardo sulla dimensione sociale… insomma queste cose qui, niente di che. Cosa ci può essere poi là sotto, forse qualche mostro? 

Credo che la libertà sia l’unico achievement che ci meritiamo anche se ci dicono che è importante essere brave. Mi sono anche un po’ stufata, perché la bravura non sarà mai sufficiente, qui ci vuole lo sguardo dell’amico o dello sconosciuto che capisce quanto dura è per te. Forse ci vuole lo sguardo francese. E se devo pescare ancora per molto, mi sta bene. Avrò pazienza e mi doterò anche di una certa speranza. Quello che mi aspetto è vedere spuntare dall’assopimento della cultura italiana qualche mostro divertente alla Monsters & Co. 

Un mio ultimo pensiero, infine, va a ciò che sta nascosto in fondo alla Senna, che tra l’altro, ha buone probabilità di diventare balneabile a breve, con un piano da 1.4 miliardi di euro. Ci vediamo in costume, quindi, entro il 2024 di fronte ad un futuro più limpido sotto l’aspetto dell’equità. E magari, rimpiangeremo i tempi in cui ci lamentavamo tanto, come ora. Perché anche questi sono momenti di grande energia e alleanza. Di sicuro tra me, D. e F. lo sono.

*Scaleup consultant, esperta di venture capital, innovazione e leadership 

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