La primaria cardiochirurga Lucia Torracca: “Così operiamo senza fermare il cuore”


26 Febbraio 2024
di Redazione

Lucia Torracca è il primo primario donna di un reparto di cardiochirurgia in Italia. Intervistata da Kindanews - La voce dei Leader, racconta come la ricerca scientifica abbia fatto passi da gigante, permettendo di operare al cuore con tecniche meno invasive. “La cardiochirurgia negli ultimi 20 anni ha fatto molti progressi, in parte frutto di una ricerca multidisciplinare che ha messo insieme clinici, ingegneri e aziende e che ha portato a un miglioramento notevole nella gestione dei pazienti, in parte legati all'introduzione di nuove tecnologie”, sottolinea Torracca, primaria dell’unità operativa di cardiochirurgia dell’Humanitas di Rozzano.

La cardiochirurga parla in particolare della chirurgia mini-invasiva e delle tecniche percutanee che permettono di sostituire una valvola al cuore con una puntura al livello dell’inguine. “Le nuove tecnologie ci permettono di curare con trattamenti meno invasivi e con una riduzione dell’accesso chirurgico e in alcuni casi evitando di fermare il cuore e di intubare il paziente”, spiega Torracca. “Il grande vantaggio è stato di poter offrire un trattamento ai pazienti con fragilità importanti, affetti da altre patologie che rendevano l'accesso alle terapie chirurgiche tradizionali estremamente rischioso: parlo ad esempio di pazienti nelle fasi iniziali della demenza che, a causa di un intervento cardiochirurgico tradizionale, possono avere un grave peggioramento delle capacità cognitive”. “Oggi possiamo lavorare su un cuore che batte e in alcuni casi addirittura il paziente non viene neanche anestetizzato, si fa una blanda sedazione e respira da solo, in altri interventi più impegnativi, che richiedono l'ausilio per esempio dell'ecografia transesofagea, si usa un tipo di anestesia che sicuramente è differente rispetto a quella che si usa per un intervento tradizionale”.

Poi, Torracca affronta il grande tema della sanità pubblica e dei costi elevati delle tecnologie e della ricerca. “Le nuove tecnologie hanno un costo che la sanità pubblica fatica a sostenere”, sottolinea Torracca, “il finanziamento della ricerca da parte della sanità pubblica è modesto o nullo: se non avessimo l’aiuto delle aziende, non sarebbe possibile realizzare questi progressi. Le nuove tecnologie spesso partono dalle startup e quando diventano attrattive vengono acquistate da multinazionali”. 

Infine, il tema dei giovani medici: “La cardiochirurgia oggi non è una delle branche più attrattive, perché è un lavoro piuttosto complesso che ha una curva di apprendimento molto lunga: non solo è un lavoro faticoso che richiede molto sacrificio e impegno, ma anche molto studio e grande dedizione”.

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