Il ceo di EY, Carmine Di Sibio: così innoviamo con l'intelligenza artificiale


21 Gennaio 2024
di Redazione

L'amministratore delegato di EY, Carmine Di Sibio, intervistato dalla CNBC, spiega come il colosso della consulenza guarda all'intelligenza artificiale e i settori in cui la sta già utilizzando con successo.

Dal settore sanitario ai servizi finanziari, dai call center alla logistica. L'uso dell'intelligenza artificiale è già cruciale per un colosso della consulenza come EY. Il ceo, Carmine Di Sibio, a margine del forum di Davos, spiega: "Noi guardiamo già all'IA in aree diverse: guardiamo i case studies per i clienti per capire come possiamo migliorare il loro business. Stiamo facendo molto nel settore sanitario, molto in quello farmaceutico, nei servizi finanziari e nell'ambito dei call center", sottolinea Di Sibio. "Utilizzando l'intelligenza artificiale si può essere molto più efficienti", aggiunge il ceo di EY, accennando al settore della logistica e a quello sanitario. "Stiamo lavorando molto con un conglomerato ospedaliero per fare in modo che i pazienti siano abbinati ai medici giusti e per farlo utilizziamo l'intelligenza artificiale", spiega Di Sibio. "Stiamo lavorando su centinaia di case studies, per ora sono piccoli progetti per noi, ma hanno la capacità di trasformarsi in grandi progetti".

"Continuiamo ad assumere, ma attenti a regolare la nostra forza lavoro"

A livello internazionale, "in particolare negli Stati Uniti e in Europa, c'è stato sicuramente un rallentamento della crescita e questo ha avuto un impatto anche sulla consulenza: le aziende hanno speso meno e hanno fatto meno trasformazioni", sottolinea il ceo di EY. "Credo che l'Europa stia recuperando un po' di ritardo, quindi stiamo assistendo a una maggiore fiducia dei nostri clienti, ma la maggior parte sta ancora aspettando di capire come si muoverà la Banca centrale europea in particolare per i tassi di interesse". "A livello globale in EY abbiamo 400mila dipendenti e continuiamo ad assumere decine di migliaia di persone, ma ci siamo trovati in una situazione in cui post-Covid il nostro tasso di abbandono è stato del 25 27%, come si sa, c'è stata l'era delle great resignation, le grandi dimissioni". "Nel nostro business possiamo ritrovarci nel breve termine con più persone rispetto a quelle di cui abbiamo bisogno, tuttavia siamo molto attenti a regolare la nostra forza lavoro, di pari passo con l'avanzare della tecnologia".

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