Claudia Segre: “Liberiamoci dalla violenza economica per una parità di genere nel lavoro e nella società”


8 Marzo 2024
di Redazione

Dopo 33 anni di carriera nella finanza internazionale, Claudia Segre ha scelto di dedicare la sua vita alle donne, per combattere le discriminazioni e la “violenza economica” e arrivare a una piena parità di genere nei luoghi di lavoro e nella società. Fondatrice della Global Thinking Foundation in Italia, Francia e Belgio. Co-Chair del Women7/ G7 Italia 2024 e Italy Country Chair G100 su AI,Data & Cybersecurity, Segre fa parte del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio sul fenomeno della Violenza contro le Donne e della Rete Multidisciplinare del Garante delle vittime di Violenza della Regione Lombardia. Nominata da Forbes tra le Top 100 Donne Italiane di Successo 2019 e tra le Top 100 Global Women in Leadership di GCPIT India 2021, l’abbiamo intervistata su Kindanews - La voce dei Leader.

Quali sono le principali forme di violenza economica che le donne affrontano oggi?

La violenza economica viene citata per la prima volta nel 2011 in un trattato internazionale cruciale per la lotta alla violenza contro le Donne e le ragazze, la Convenzione di Istanbul, che dal 1° ottobre 2023 è entrata in vigore nell’UE superando così il passaggio di alcuni Paesi tra cui la stessa Turchia, che si era apposta alla fatidica firma venendo meno quindi all’impegno che si era presa insieme ad altri 34 Paesi. L’Italia l’aveva già ratificata nel 2013 ed ora l’impegno del Governo è ancora più stringente verso le 4 forme di violenza che vengono così delineate come le principali: violenza economica, psicologica, fisica e sessuale. 

E non casualmente la violenza economica viene citata per prima e così definita come: una forma di violazione dei diritti umani e di discriminazione nei confronti delle donne, consistente in tutte quelle condotte dirette a limitare o a negare l’indipendenza economica della donna e a comprometterne l’autosufficienza. Nella nostra esperienza decennale tra progetti e casi accolti abbiamo potuto disegnare e diffondere consapevolezza su un percorso in escalation della violenza economica in 4 tappe che vanno: dall’isolamento economico nella gestione ordinaria dei conti correnti sino all’incremento del controllo in assenza di una piena condivisione e trasparenza delle entrate e gestione del bilancio famigliare, fino a causare la perdita di economia e di accesso alle risorse familiari per poi passare ad un vero e proprio abuso economico complessivo con firme di garanzie, prestiti o fidejussioni mettendo a rischio il suo profilo creditizio e reputazione anche verso la banca.

Penso che solo una piena attuazione della Convenzione di Istanbul nelle forme di azione e prevenzione previste nei confronti di queste forme di violenza contro le donne e delle molestie ad esse legate, ed alimentate da stereotipi e pregiudizi, permetteranno il raggiungimento di una piena parità di genere nei luoghi di lavoro e nella società.

Quali sono i dati del contesto italiano? 

Partendo da un contesto di Paese con scarsa partecipazione femminile, la più bassa in Europa, ferma poco sopra il 52% rispetto al 70% nell’UE, già si può comprendere una perdita di opportunità di contribuire allo sviluppo del Paese, visto che tutte le ricerche europee, e non solo, dimostrano come la parità di genere abbia una correlazione diretta con il PIL dei Paesi. Inoltre, non bisogna sottovalutare i costi della violenza sulle donne che sono stati misurati dall’EIGE in 38,8 mld di euro annui tra costi diretti ed indiretti; quindi, ricomprendendo i costi della giustizia e la mancata produzione economica, di questi oltre 20 mld sono legati direttamente alla violenza domestica. In un contesto economico stagnante, dove il 60% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese ed il 15% spende di più di quanto guadagna, l’ansia finanziaria è tornata ai livelli del 2020 e le conoscenze di educazione finanziaria continuano a restare basse tra i giovani, solo il 44,3% ha una conoscenza finanziaria avanzata e così tra gli adulti.

Inoltre, in Italia secondo l’indagine Wave EU se esiste un numero verde nazionale per le donne, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, gratuito e che offre assistenza multilingue adempiendo così agli standard della Convenzione di Istanbul (IC), per la fornitura di un numero verde nazionale per le donne; ci sono 431 rifugi accessibili alle donne, che offrono circa 3.000 posti letto. L'Italia quindi non soddisfa gli standard della IC per la fornitura di rifugi per donne, poiché manca il 49% dei posti letto richiesti. In Italia ci sono in totale 373 centri per le donne, gestiti dallo Stato, e/o da organizzazioni no profit di diversa forma giuridica. L'Italia ha una distribuzione molto diseguale della ricchezza, del welfare, dei servizi sociali e delle opportunità di lavoro. Di conseguenza, le regioni italiane differiscono in modo significativo anche per quanto riguarda l'offerta di centri per le donne, con il Sud Italia che soffre maggiormente, così come alcune aree rurali del Centro e del Nord Italia.

Che ruolo ha l’educazione finanziaria? 

Nel nostro modello di progettualità per un progresso sociale sostenibile, la diffusione di competenze di educazione finanziaria e digitali sono l’unica forma di difesa per far crescere una consapevolezza forte verso la propria autodeterminazione ed indipendenza economica.

È un dato di fatto che il nostro Paese sia l’unico che mostra in ambito OCSE un differenziale di genere sia tra adulti che giovani su questo tipo di competenze. Abbiamo cominciato con il fornire contenuti digitali e cartacei come il Glossario “Parole di Economia e Finanza “distribuito in oltre 200 mila copie e la piattaforma Familymi con la simulazione di budget famigliare ed i video animati sui concetti base. Ma è incontrando le famiglie che abbiamo riscontrato la difficoltà di parlare apertamente di denaro soprattutto in un momento come quello attuale dove i ragazzi e le ragazze vengono condizionati da modelli economici irrealistici, o peggio spinti su comportamenti finanziari problematici per le famiglie e che poi si trasformano in vere e proprie dipendenze digitali, dal gioco d’azzardo al trading speculativo. Proprio su questo con Banca d’Italia abbiamo sviluppato un programma didattico “Dipendenze: NO Grazie!” per offrire strumenti di dialogo intergenerazionale sull’educazione finanziaria anche come tutela verso la costruzione di un percorso di vita economico e sociale che non derivi in scommesse, shopping compulsivo o altro.

Quali politiche pubbliche e azioni concrete si possono fare? 

Tra le politiche pubbliche che sosteniamo ed auspichiamo riteniamo che la legge francese N. 1774/2021 sull’uguaglianza economica e professionale sia già un ottimo esempio al quale ispirarsi. Partendo da azioni concrete come: il versamento dello stipendio della lavoratrice sul conto corrente a lei personalmente intestato, sino alle maggiori tutele sui conti correnti condivisi ed a misure di trasparenza patrimoniale nel coniugio contro nascondimenti e spossessamenti opportunistici, soprattutto in fase divorzile.

Inoltre, sempre dall’esempio francese misure come: l’istituzione di sezioni di Tribunale per i casi di violenza sulle donne, case di sorveglianza per i maltrattanti indagati in alternativa alle case di rifugio per le Donne, ed attività formative obbligatorie per magistrati e avvocati si riferiscono a norme che stanno funzionando efficacemente. Ma è tutta la parte dei servizi a sostegno delle Donne compresi gli asili, misure di mobilità sociale, supporto genitoriale alle Donne vittime per evitare di stravolgere la stabilità delle vittime e della prole. 

Concretamente poi partirei da una modifica dell’art. 37 della Costituzione dove viene citata “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. “Finché sarà della donna lavoratrice resteremo ancorati al Codice Rocco. Ci aspettiamo e ci battiamo che venga aggiunta la frase “nella piena condivisione della responsabilità genitoriale “

Infatti, le recenti modifiche apportate sull’introduzione dello sport e della biodiversità sono certamente passi avanti ma occorre avere il coraggio di cercare di offrire l’opportunità di alleviare il peso dell’economia di cura implementando la responsabilità sociale condivisa, anche per migliorare situazioni disfunzionali che portano troppo spesso a casi di violenza domestica che sono al centro dei numeri che connotano il nostro Paese. 

Una riflessione poi sul fatto che inoltre l’85% dei femminicidi la causa primaria risiede in una situazione di violenza economica favorirebbe una legge sul femminicidio sull’esempio belga e con riferimento alla Direttiva europea appena emanata.

Il costo umano e sociale di questi atti si somma alla cura e tutela di oltre 2000 orfani di femminicidio che aumentano ogni anno esponenzialmente.

Cosa consiglierebbe a una donna che si sente oggetto di violenza economica?

Abbiamo diffuso sin dall’avvio delle nostre attività buone pratiche che permettono di tutelarsi per evitare o ridurre l’impatto con questa forma di violenza e che racchiudono una necessaria attivazione nell’informarsi e formarsi per non essere preda di un isolamento economico e sociale sempre più stringente, prerogativa di altre violenze che impediscono spesso di trovare una via d’uscita per sé e per i propri figli. 

Consiglierei quindi di partire dall’aver cura di sé stesse, tutelandosi ove possibile dai segnali o tentativi di un isolamento economico che è un’aperta violazione dei diritti delle Donne e da un controllo coercitivo sulle proprie azioni economiche quotidiane che mirino a privare della propria autonomia o di poter far fronte a bisogni primari essenziali o minino la dignità della persona.

Da parte nostra mettiamo a disposizione diversi tipi di  materiali, piattaforme di auto-apprendimento e informazione nonché corsi gratuiti che sono affiancati dai servizi dello sportello d’ascolto, il primo nato sulla violenza economica in Italia e di mentorship che vengono disseminati presso i nostri stakeholder: CAV, associazioni, operatori sociali, ETS e federazioni di settore e comunque messi a disposizione della cittadinanza in modalità digitale via sito o APP in italiano, inglese e francese.

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