Giuseppe La Scala, Presidente La Scala Società fra Avvocati: “La rivoluzione culturale dell’impresa coinvolge anche la finanza”


27 Maggio 2024
di Alessandra Irene Rancati

Imprese, finanza, mercato e competenze. Una conversazione a tutto campo quella con Giuseppe La Scala, avvocato e fondatore de La Scala Società tra Avvocati per azioni di Milano. Un uomo la cui schiettezza e intensità nell’esprimere il proprio pensiero riflettono grande esperienza e una profonda comprensione delle attuali dinamiche di mercato. Tanti gli argomenti di cui abbiamo parlato, tutti legati da un unico filo logico: la rivoluzione culturale che dovranno attraversare le imprese. Silenziosa, ma dirompente e, soprattutto, inevitabile.

“La tradizione familiare ha portato più cultura aziendale rispetto a quanto abbia fatto il mercato”. Con questa affermazione, entriamo subito nel vivo della conversazione. “Il contesto presenta rischi maggiori rispetto al passato. Le crisi di ieri sono diverse da quelle di oggi; il ciclo economico si è accorciato e bisogna essere sempre pronti, tenendo gli occhi ben puntati sull’orizzonte per non farsi trovare impreparati e bruciare ricchezza. L’asticella del mercato e della compliance è salita tanto e le PMI devono adeguarsi”.

Riflessioni che ci portano a parlare di finanza. Le stime indicano infatti che la raccolta di capitali per le imprese sarà meno bancaria e più orientata verso canali alternativi, come la Borsa e i mercati privati. Parallelamente, gli investitori richiedono alle imprese sempre più garanzie in termini di sostenibilità e aderenza a policy e regole. “Se consideriamo la normativa sugli adeguati assetti, vediamo che ci sono imprese con 300 milioni di fatturato e un’operatività ancora molto rischiosa”, osserva La Scala. 

Finanza e imprese sono due mondi che parlano lingue ancora molto diverse. “Imprese e istituzioni finanziarie dovranno stringere alleanze sempre più forti. Le PMI dovranno parlare con Club deal e fondi un linguaggio ancora più specifico di quello delle banche.”

“Da un lato, la rivoluzione culturale non è solo delle imprese, ma anche della finanza. Dall’altro, sarà un processo molto lento, perché il 90-95% delle PMI italiane sono familiari e non è immaginabile che in un istante diventino tutte imprese manageriali”. Essere impresa familiare è quindi un limite? “No. L’impresa familiare non è in crisi come mentalità. Le PMI sono solide nella loro attitudine a concentrare gli sforzi sulla qualità e l'efficacia dei loro prodotti e servizi, piuttosto che sull'immagine esteriore. Sono una salvaguardia culturale, specie in un’epoca in cui la gente ha bisogno di autenticità”. Tuttavia, "Le famiglie devono elaborare modalità più adeguate ai tempi per la formazione delle nuove generazioni, consentendo loro di imparare di più in modo interdisciplinare e con una visione globale, accumulando così esperienza e consapevolezza."

In sintesi, “Le imprese non hanno bisogno di geni, ma di persone preparate. L'imprenditore deve essere capace di scegliere le persone e le competenze giuste”, chiude Giuseppe La Scala, ricordando che il salto culturale avviene sempre a partire da un “guardarsi dentro” in modo critico. Un concetto che vale per le aziende e per le persone. Ad Maiora, dunque!

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