In arte, meglio speculare o collezionare?


25 Gennaio 2024
di Luca M. Venturi*

Saper vedere, saper scegliere: le opere d’arte devono appagare la vista, ma non sempre apprezzano l’investimento

Mi capita di visitare case illustri, o almeno milionarie, dove brillano per la loro assenza quadri e libri. Tuttavia, sono presenti a profusione i famigerati telefonini ‘ultima generazione’ che, immancabilmente, sono già di quella precedente.

L’abolizione di fatto dell’insegnamento di Storia e Storia dell’Arte ha prodotto milioni di vittime, nella scia del decadimento della cultura occidentale, e, come noto, meno si conosce di un tema, più se ne è esperti.

Invece, tra lo stupore generale, qualcuno sostiene che per effettuare un qualunque investimento o anche un semplice acquisto occorre conoscere la materia, che si tratti di quadri, azioni, auto o scarpe.

Tutti si considerano capaci comprendere il valore di opere contemporanee o meno, anche senza alcuna nozione di storia dell’arte e soprattutto senza il sacro fuoco della passione per l’arte, nello strenuo tentativo d’investire in arte per diversificare il patrimonio con beni mobili che ‘certamente’ aumenteranno il valore, specie se l’Artista avrà la compiacenza di spegnersi, meglio se in maniera teatrale, dopo l’acquisto del suo quadro.

Di questi tempi, invece, alla prematura morte dell’artista non segue un’impennata dei prezzi, perché è l’artista stesso il miglior promotore e PR delle sue opere e in assenza di un’azione di marketing costante, il suo mercato avvizzisce.

Ormai, è impossibile trovare per due euro dei Picasso o capolavori classici alla Fiera di Sinigaglia lungo il Naviglio e non è sempre vero che le opere giovanili ‘un giorno’ varranno milioni. Ad esempio, Nicola De Maria, esponente della Transavanguardia, ha rastrellato e distrutto tutte le sue opere giovanili. Mimmo Paladino non ha più nessuna sua opera degli inizi della carriera (invendibili, sono custodite al Museo d’Arte della Svizzera Italiana di Lugano grazie a una donazione privata). E poi, quanti anni volete aspettare perché valgano finalmente qualcosa?

È buona norma evitare di seguire i trend di moda e di puntare su artisti emergenti. Una scommessa costosa con il rischio che un giovane artista improvvisamente cambi mestiere, come Vito Acconci, un grande della Body Art che si è messo a fare l’architetto.

Dagli anni 1970, l’epoca concettuale, l’oggetto d’arte fisico è andato in declino, giungendo agli NFT, il non-fungible token, un certificato di proprietà digitale il cui valore non è determinato su basi oggettive e con un mercato NFT molto aleatorio, che per mesi hanno invaso le pagine del Web e altrettanto velocemente si sono eclissati. E poi, va detto che, analogamente alla videoarte, si ha ben poco da esporre in salotto. Impressionato da un’installazione del grande videomaker americano Bill Viola, il presidente di una banca svizzera ha voluto acquistarne l’opera, ritrovandosi con quattro DVD squallidini. Non ha mai voluto costruire una sala apposita con proiettori, schermi e altri marchingegni. Al confronto, è più semplice limitarsi alle opere con tecniche tradizionali che richiedono solo di essere conservate al sicuro in un ambiente adatto per evitare che si deteriorino. I catastrofisti apprezzeranno il fatto che le opere di ridotte dimensioni sono più facilmente trasportabili e occultabili in caso di emergenze. Lo evidenzia un recente studio sul trasporto delle opere d’arte in tempo di guerra, cioè adesso, del Centre for Art Market Studies in cooperazione con il Department of Digital Provenance della Technische Universität Berlin e la Berlinische Galerie – Museum für Moderne Kunst.

Insomma, la migliore assicurazione per investire in arte è scegliere sempre in base al proprio gusto e piacere, ma affinati con la frequentazione di mostre, fiere d’arte, musei e studi d’artista. E in proporzioni adatte alla propria casa. Almeno i soldi spesi avranno contribuito ad arredare la cameretta della figlia. 

Esistono notevoli eccezioni. Negli anni ’70, ad esempio, un grande collezionista come l’ingegnere Angelo Baldassarre giungeva a Milano in vagone letto da Bari il sabato mattina e dopo aver scelto le opere nelle gallerie Toselli e Françoise Lambert faceva subito ritorno in famiglia per il fine settimana, lasciando le opere imballate in alcuni sgabuzzini senza mai esporle. Un suo Brice Marden pagato a Toselli due lire è stato rivenduto per un milione di dollari…

Quindi, prima d’investire in arte si deve essere affetti dalla malattia del collezionista, sviluppare una passione sfrenata per l’arte e ricordare le leggi che mi hanno insegnato due esperti banchieri elvetici.  Cash is king: la potenza del contante è suprema (un tempo in Piemonte si diceva che i soldi più sicuri sono nascosti nella zuccheriera della nonna); Cut your losses short and let your profits run: taglia i rami secchi in perdita e pazienta con quanto sta rendendo bene; e poi la casa: se non vuoi perdere i tuoi soldi, compera case e terreni: un giorno poche persone saranno padrone di tutta la terra del mondo e miliardi di uomini dovranno pagare loro l’affitto.

*CEO Mediaconsult SA Lugano, Società di consulenza in Comunicazione finanziaria, Corporate e Crisis management

Nella foto: Alessandro Jasci, Il fango 2023

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