La qualità delle nostre relazioni è strettamente collegata alla nostra qualità di vita, intesa come benessere e felicità. Tutti noi vogliamo essere felici e capire come migliorare il nostro modo di rapportarci agli altri può essere di grande aiuto. 

Spesso, soprattutto nel contesto digitale, si commette l’errore di concentrarsi sulla forma di un messaggio - credendo che ciò basti - tralasciandone l’intrinseco valore relazionale. 

Invece, per ottenere risultati significativi è necessario abbracciare una visione più ampia che riconosca la natura complessa e relazionale del processo comunicativo umano. Solo così potremo rendere la nostra comunicazione autentica, inclusiva ed efficace. 

In primo luogo, è utile comprendere che la comunicazione è innanzitutto un comportamento umano complesso e, nel contesto delle scienze umane, il comportamento coinvolge non solo azioni, ma anche emozioni, pensieri e linguaggio, e si adatta continuamente all'ambiente circostante.

Questa prospettiva ci porta a considerare la comunicazione non solo come trasmissione di significati unidirezionale, ma come un processo che si sviluppa nell'interazione con l'ambiente e gli altri individui. Quindi, curare il modo di porci con gli altri, ovvero le parole, i gesti, l’attenzione che mostriamo nei loro confronti e l’importanza che a loro attribuiamo, significa considerare le conseguenze che i nostri comportamenti possono avere nel contesto. Non a caso, cosa dire e come dirlo sono da tempo oggetto di innumerevoli programmi chiamati di “ristrutturazione comunicativa”.   

La comunicazione digitale offre opportunità illimitate, ma anche responsabilità significative nell'uso consapevole degli strumenti a nostra disposizione. Ricordiamo che gli strumenti che la tecnologia ci offre non sono, di per sé, buoni o cattivi, ma siamo noi che attraverso telefoni, pc, social network, diamo valore e significato a ciò che trasmettiamo agli altri. E, in questo modo, determiniamo la nostra felicità. 

*psicologa e psicoterapeuta

Negli ospedali pubblici italiani, un fenomeno in crescita è rappresentato dalle visite "private", di cui oltre una su dieci è pagata direttamente dai cittadini. Questo trend è stato incentivato dalla pandemia, che ha contribuito ad allungare le liste d'attesa, spingendo le persone a cercare cure più rapide. L'attività, denominata "intramoenia", consiste nel pagare prestazioni mediche eseguite all'interno delle strutture pubbliche da medici del Servizio Sanitario Nazionale. Questo fenomeno, sebbene legale, è soggetto ad abusi e anomalie, come evidenziato dall'ultimo rapporto dell'Agenas.

Ad esempio, in diverse Aziende Sanitarie Locali, l'attività intramoenia supera addirittura quella istituzionale, violando così le norme che prevedono il gratuito accesso ai servizi sanitari. Tuttavia, per molti cittadini, l'attrattiva dell'intramoenia risiede nella garanzia di cure rapide, con oltre la metà delle prenotazioni che ha un tempo di attesa inferiore a 10 giorni. Questo trend è testimoniato da un netto aumento delle prestazioni intramoenia, che hanno raggiunto e superato i livelli pre-Covid. Le visite specialistiche ambulatoriali sono le più richieste, con una predominanza di quelle cardiologiche e ginecologiche.

Tuttavia, l'abuso dell'intramoenia è una preoccupazione, con molte strutture sanitarie che superano i limiti prestabiliti per le prestazioni gratuite, soprattutto in Campania. Questo scenario solleva interrogativi sull'equità dell'accesso alle cure e sottolinea la necessità di una maggiore supervisione e regolamentazione dell'attività intramoenia per garantire una distribuzione più equa e accessibile delle risorse sanitarie pubbliche.

Lucia Torracca è il primo primario donna di un reparto di cardiochirurgia in Italia. Intervistata da Kindanews - La voce dei Leader, racconta come la ricerca scientifica abbia fatto passi da gigante, permettendo di operare al cuore con tecniche meno invasive. “La cardiochirurgia negli ultimi 20 anni ha fatto molti progressi, in parte frutto di una ricerca multidisciplinare che ha messo insieme clinici, ingegneri e aziende e che ha portato a un miglioramento notevole nella gestione dei pazienti, in parte legati all'introduzione di nuove tecnologie”, sottolinea Torracca, primaria dell’unità operativa di cardiochirurgia dell’Humanitas di Rozzano.

La cardiochirurga parla in particolare della chirurgia mini-invasiva e delle tecniche percutanee che permettono di sostituire una valvola al cuore con una puntura al livello dell’inguine. “Le nuove tecnologie ci permettono di curare con trattamenti meno invasivi e con una riduzione dell’accesso chirurgico e in alcuni casi evitando di fermare il cuore e di intubare il paziente”, spiega Torracca. “Il grande vantaggio è stato di poter offrire un trattamento ai pazienti con fragilità importanti, affetti da altre patologie che rendevano l'accesso alle terapie chirurgiche tradizionali estremamente rischioso: parlo ad esempio di pazienti nelle fasi iniziali della demenza che, a causa di un intervento cardiochirurgico tradizionale, possono avere un grave peggioramento delle capacità cognitive”. “Oggi possiamo lavorare su un cuore che batte e in alcuni casi addirittura il paziente non viene neanche anestetizzato, si fa una blanda sedazione e respira da solo, in altri interventi più impegnativi, che richiedono l'ausilio per esempio dell'ecografia transesofagea, si usa un tipo di anestesia che sicuramente è differente rispetto a quella che si usa per un intervento tradizionale”.

Poi, Torracca affronta il grande tema della sanità pubblica e dei costi elevati delle tecnologie e della ricerca. “Le nuove tecnologie hanno un costo che la sanità pubblica fatica a sostenere”, sottolinea Torracca, “il finanziamento della ricerca da parte della sanità pubblica è modesto o nullo: se non avessimo l’aiuto delle aziende, non sarebbe possibile realizzare questi progressi. Le nuove tecnologie spesso partono dalle startup e quando diventano attrattive vengono acquistate da multinazionali”. 

Infine, il tema dei giovani medici: “La cardiochirurgia oggi non è una delle branche più attrattive, perché è un lavoro piuttosto complesso che ha una curva di apprendimento molto lunga: non solo è un lavoro faticoso che richiede molto sacrificio e impegno, ma anche molto studio e grande dedizione”.

Humanitas segna un nuovo traguardo con l'impianto della prima protesi mitralica percutanea senza incisione in Europa, offrendo nuove speranze ai pazienti non idonei agli interventi tradizionali. Il cardiologo interventista Antonio Colombo sottolinea l'importanza della personalizzazione delle procedure, calibrate sulle esigenze di ogni paziente.

La tecnica mininvasiva offre vantaggi significativi rispetto agli approcci tradizionali, riducendo il rischio di complicazioni, e abbrevia i tempi di recupero post-operatorio. La valutazione multidisciplinare dei pazienti garantisce un trattamento su misura per ciascuno, basato sulle condizioni individuali.

L'intervento, della durata di circa tre ore, si svolge in anestesia totale in sala di emodinamica, seguito da un monitoraggio in terapia intensiva per 24 ore. La ricerca di Humanitas, in collaborazione con la Mayo Clinic e l'Ohio Health, promette di rendere questa tecnica disponibile a un numero sempre maggiore di pazienti.

I risultati degli interventi sono stati pubblicati su riviste scientifiche e presentati a congressi internazionali di cardiologia, confermando l'importanza della ricerca traslazionale nel campo cardiologico.

Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, solleva l'allarme sull'uso eccessivo dei social network tra i bambini e gli adolescenti, definendo questa generazione come "a-social". Secondo il Report Global Digital 2022, in Italia ci sono oltre un milione e mezzo di ragazzi tra 13 e 17 anni iscritti a piattaforme social, ma la dipendenza va oltre i numeri ufficiali. Il cinismo delle aziende che lucrano sfruttando l'immagine dei giovani porta ad effetti negativi come il cyberbullismo, le sindromi da hikikomori, i furti di identità e l'istigazione all'odio.

Il professore, in un'intervista ad Avvenire, sottolinea che i social dovrebbero promuovere relazioni e condivisione, ma per molti giovani si traducono in isolamento e paura. Crepet propone un cambiamento nella scuola, iniziando dalla durata del ciclo di studi, vietando gli smartphone durante l'orario scolastico e introducendo insegnamenti sull'uso corretto di Internet. Sostiene l'aumento dell'età di accesso ai social a 16 anni e propone l'idea di un "Spid" gestito dai genitori.

La preoccupazione riguarda anche l'avvento dell'intelligenza artificiale accessibile a tutti, uno strumento ritenuto pericoloso anche da Elon Musk e Steve Jobs. Riguardo ai rischi di suicidio, afferma che l'ideazione suicida è comune tra gli adolescenti, ma non strettamente legata ai social network: è piuttosto necessario focalizzare l'attenzione sulla "dimensione del vuoto" nella vita degli adolescenti, causata da incomprensioni e fallimenti.

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